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Un teatro amato e voluto dal quartiere e dalla città


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La campagna diventa città

storia3

Fino ai primi anni Trenta del secolo scorso, l’area che delimita l’attuale quartiere Europa-Novacella altro non è che aperta campagna. Poche le abitazioni, solo alcuni masi sparsi e isolati, abitati da agricoltori di lingua tedesca: un contado, che si estende più o meno dagli argini del fiume Isarco alle pendici del monte Guncina, collegato alla città antica da sentieri e strade sterrate. Questo paesaggio cambia radicalmente in poco più di vent’anni. Via via si popola quando, verso la fine degli anni Trenta, vengono edificate le cosiddette “case popolari”, che devono dare vita al quartiere Littorio, un insieme di fabbricati progettati dal regime nell’ottica dell’italianizzazione dell’Alto Adige. Devono accogliere le famiglie che giungono a Bolzano da altre regioni italiane richiamate dalle prospettive di lavoro della nuova Zona Industriale. Vengono tracciate strade e sorgono case in via Torino, via Dalmazia, via Rodi, via Rovigo, via Milano e, non molto tempo dopo, nella confinante zona di Don Bosco, dove, con le “semirurali”, viene fondato il quartiere Dux. La parrocchia di Regina Pacis non esiste ancora: al suo posto ci sono i vigneti dei frati agostiniani di Novacella, un antico podere agricolo di nome Mariaheim con annessa chiesetta risalente al 1640. Nell’autunno 1935 sbarcano in Alto Adige le industrie lombarde e piemontesi. La Zona Industriale viene inaugurata nel dicembre 1936: entrano in funzione gli stabilimenti delle Acciaierie, Lancia e Viberti, Montecatini, Feltrinelli Masonite ed altri minori. Ventisei case, in tutto 900 alloggi, tra il ’35 e il ’38 sono disponibili per gli operai e le loro famiglie nel complesso Littorio di via Torino; altre se ne aggiungono fino al ’42. Il quartiere Dux completa il piano edilizio, tra il ’38 e il ’43, costruendo 330 casette a due piani: in tutto 1100 alloggi bi- e quadrifamiliari.Oggi il quartiere Europa-Novacella si trova incastonato quasi al centro del capoluogo, mentre allora era una zona semiperiferica, in cui, tra il 1935 e il 1945, si insediano circa 13.000 persone, quasi tutte di provenienza veneta, lombarda ed emiliana.


Note storiche

In quello stesso periodo, la linea di Piacentini si profila nell’insieme di edificati della zona nord, oscurando l’antica connotazione della zona di Gries dietro palazzi in travertino di stile razionalista, quasi a contorno del Monumento alla Vittoria. Fabbricati curati a livello estetico con ampi porticati, archi e bassorilievi, alternati ad ampie piazze. Curati anche il livello di abitabilità e la funzionalità interna, in quanto destinati alla media borghesia del tempo (vedi Corso Libertà). Tra il ’36 e il ’37 viene costruito il palazzo Alti Comandi, il palazzo del Turismo, che diventerà sede del cinema Corso (ora demolito), il palazzo degli Uffici Finanziari (ex Casa del Fascio); la costruzione del palazzo di Giustizia inizia nel ’39 e viene completata nel ’56 dopo la guerra. Sempre nel ’39 inizia la costruzione della chiesa di Cristo Re, il cui campanile viene eretto nel ’58. Altri edifici importanti del dopoguerra: la sede della Cassa di Risparmio, il palazzo della Regione, il Rainerum, l’albergo Alpi, il cinema Augusteo e il cinema Capitol (1955), la chiesa di via Resia (1969)




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